L’ex ministro dell’Istruzione: “Le sfide di oggi sono uniche e irripetibili. Ma Azzolina sbaglia a non alzare la voce con il premier”.

Roma. “Smettiamola con gli attacchi e aiutiamo la ministra. Lucia Azzolina va sostenuta. Può anche non piacere, ma è giusto riconoscere che ha di fronte difficoltà oggettive e inedite. Ministra, non si scoraggi!”. A 87 anni, Luigi Berlinguer resiste e combatte ancora contro un pezzo di scuola che lo ritiene il ministro che ha cambiato per sempre la scuola: “Ho preso tante bastonate e ricevuto tanti insulti, ma sono sardo, le mie vertebre rimangono dure e solide”.

In attesa di riprendere le lezioni, a protestare contro la Azzolina sono scesi presidi, insegnanti, genitori, sindacati, bidelli. Contestano le linee guida che consegnano a ogni istituto un’ulteriore autonomia, la possibilità di decidere come disegnare le nuove classi e distribuire la didattica. Torna insomma la maledizione della libertà che porta il nome di Berlinguer che è sicuramente il ministro ad avere realizzato la riforma più processata. “Mi sono misurato con ogni tipo di ostilità. E però devo ammettere che le sfide della Azzolina erano imprevedibili fino a pochi mesi fa. Difficoltà di capienza, l’obbligo di far rispettare il distanziamento sociale, la necessità di avere locali vasti tanto che si parla di cinema, musei. E poi il bisogno di maggiore personale. E’ comprensibile non avere soluzioni in tasca”.

In questi mesi di pandemia, la scuola ha scoperto la didattica a distanza che per l’ex ministro è sicuramente uno strumento che va “affinato”, ma che non può sostituire la scuola come ce la immaginiamo. “Oggi la sfida è permettere la socializzazione degli studenti. Mi trovo d’accordo con Massimo Cacciari. A scuola non si impara solamente, ma si socializza. Non si può fare a distanza e ‘compagno di scuola’ non è solo un’espressione tenera. L’apprendimento non può mai essere solitario” dice Berlinguer. Nessun ministero ha infatti mai seppellito carriere e biografie come quello dell’Istruzione. Tullio De Mauro, altro ex ministro e padre della lingua italiana, dichiarava di esserne uscito malconcio e provato. Alla Azzolina si chiede di rispondere sull’obbligatorietà della mascherina e le viene rimproverato di non avere individuato alternative. “Ma come si può rimproverarle di non sapere dare una risposta? Dipende dai medici. Io penso che la mascherina a scuola sia un bavaglio e che non permetta la comunicazione, anzi, la sfavorisce. Gli alunni andrebbero lasciati in pace. Ma se gli scienziati stabiliscono che è una medicina amara da prendere, ebbene, si accetta anche la mascherina. Non dico nulla di eccezionale. Serve solo il buon senso” pensa Berlinguer che parla della figura del ministro dell’Istruzione come quella di ‘un povero diavolo’. Dice che in Italia non si è solo allenatori di calcio, ma sessanta milioni di ministri dell’Istruzione e che tutti i ministri che si sono succeduti sono considerati “pasticcioni a prescindere”. Per quale ragione? “Perché non sono mai piaciuti. L’attacco nei confronti della Azzolina fa parte di una lunga tradizione”.

E’ proprio sicuro che non abbiano, e dunque pure lei, nessuna colpa? Senza alzare il dito, Berlinguer accetta l’idea che anche i professori, e i ministri, non sempre superano tutti gli esami. “Ma questa volta evitiamo i giudizi e proviamo a dare dei consigli a questa giovane ministra. Ci proviamo?”. Siamo d’accordo. Partiamo però dai punti deboli. “Credo che Azzolina manchi di sprint. Il ministro dell’Istruzione deve alzare la voce anche di fronte al premier e i suoi colleghi”. Una cosa non riusciamo ancora a comprenderla. Cosa spaventa i presidi? Hanno sempre chiesto più competenze. Perché questa volta le rifiutano? “Hanno paura, e c’è da comprenderli, che un eventuale insuccesso venga caricato su di loro. Questa, alla fine, è una nazione radicale a parole, ma formalista nei fatti. Temono che le colpe, in un paese che vuole solo colpevoli, finiscano per cadere su di loro. Mai come ora possiamo permetterci di litigare sulla scuola. Avanti! Ministra!” suggerisce il vecchio ministro a cui piacciono i Pel di carota.

Fonte: “Il Foglio”.

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