In occasione del conferimento da parte del Trinity College of London dell’Award of Fellowship of Trinity College al nostro direttore per l’avvio del progetto Lingue 2000 in qualità di ministro della pubblica istruzione, la redazione propone la rilettura dell’allora prefazione al progetto a firma di Luigi Berlinguer 

 

PREFAZIONE AL PROGETTO LINGUE 2000

Costruire i cittadini d’Europa su fondamenta comuni comporta che essi siano in grado o siano messi in grado di stabilire rapporti tra di loro al fine di conoscersi e di riconoscersi e, soprattutto, di identificarsi in una prospettiva storica comune, ancorché fondata su usi, costumi, culture e lingue diverse, che appartengano alla stessa famiglia linguistica ovvero a famiglie linguistiche di natura e storia anche distanti.

La Commissione Europea prevede che le sorti dei singoli e delle loro comunità siano fortemente condizionate dalla loro capacità di stabilire relazioni in tre lingue europee, due altre in aggiunta a quella materna; il Consiglio d’Europa ha promosso studi decisivi nel campo dell’insegnamento linguistico, nel tentativo di tracciare rotte per i singoli paesi dell’Unione.

Il Parlamento e il Governo italiano, consapevoli del ruolo decisivo della competenza comunicativa in più lingue comunitarie dei propri cittadini, nel varare la L. 440 del 12 dicembre 1997, volta a potenziare e migliorare l’offerta formativa, hanno previsto interventi di arricchimento e potenziamento dell’impianto curricolare correlati a bisogni specifici delle singole scuole, senza indicare ambiti disciplinari privilegiati; con una sola esclusiva eccezione:

  • lo studio delle lingue comunitarie.

L’Amministrazione ha predisposto un primo progetto, attivato nell’anno scolastico 1998/99 in ossequio alle indicazioni della legge citata, che ha riguardato la scuola media e, in misura minore, la scuola elementare.

L’accoglienza favorevole degli interventi attuati in questa prima fase da parte degli operatori scolastici, degli esperti di settore e dell’opinione pubblica, in generale, ha spronato verso un più diffuso impegno di risorse finanziarie, umane e professionali nel campo dell’insegnamento/apprendimento delle lingue moderne che ha condotto al progetto Lingue 2000, destinato all’universo degli studenti di questo Paese, dalle scuole materne alle secondarie di secondo grado.

Non si tratta tanto di modificare ordinamenti e programmi, quanto di declinare questi ultimi in termini di competenze e obiettivi.

Questo percorso trova terreno fertile nel campo delle lingue straniere per la tradizione di questo tipo di insegnamento che, più di altri, si giova della ricerca specifica condotta nelle università di tutto il mondo e del particolare profilo professionale dei docenti di questa disciplina; e trova l’humus necessario non solo nella futura prospettiva dell’autonomia scolastica, ma anche, allo stato, negli strumenti di flessibilità già esistenti e evidenziati dal D.M. 251/98. 

Le azioni previste dal progetto sono tese a verificare quali delle variabili messe in gioco influenzano meglio i processi di apprendimento affinché si studino successivamente gli interventi riproducibili da attivare all’interno dell’insegnamento normale, non legato, cioè, ai finanziamenti della L. 440/97, per sua natura limitati nel tempo.

Le innovazioni introdotte dalle ipotesi progettuali potranno condurre in futuro a modifiche di ordinamenti e di programmi; allo stato rappresentano ancora un percorso di ricerca su larga scala e con coinvolgimento di tutti i soggetti interessati: genitori, allievi, docenti, dirigenti scolastici, esperti.

I risultati ci diranno quali provvedimenti adottare per migliorare e potenziare le prassi di insegnamento/apprendimento a scuola.

Si tratta di innovazioni fortemente connotate, tra le quali si citano:

? la definizione del gruppo di apprendimento – di consistenza numerica ridotta, 15/20 allievi, raggruppati per livelli di competenza iniziale e per interessi – in luogo della classe curricolare;

? la individuazione di livelli di competenza degli allievi che sono determinati secondo i parametri e i descrittori definiti dal Consiglio d’Europa;

? la correlazione stretta e non casuale tra apprendimento e nuove tecnologie dell’informazione che può segnare il salto di qualità nell’apprendimento in generale e nell’apprendimento delle lingue in modo particolare;

? l’ipotesi di strutturare un percorso modulare;

? la possibilità che gli allievi acquisiscano certificazioni di competenze rilasciate da organismi internazionali accreditati che sono riconosciute fuori dai contesti scolastici e che, agli alti livelli, costituiscono il passaporto per l’iscrizione alle università straniere;

? l’opportunità offerta agli studenti di studiare una seconda lingua straniera, anche per abilità parziali, come riconosciuto dallo stesso consiglio d’Europa, dalla scuola media al termine degli studi;

? l’occasione di potenziare lo studio di una sola lingua straniera nei casi in cui le stesse scuole lo ritengano necessario.

L’elenco delle innovazioni potrebbe continuare, ma la lettura del progetto offre l’opportunità di ogni possibile approfondimento. Piace, tuttavia, riservare una menzione specifica ad un percorso innovativo che dovrebbe presto trovare accoglienza negli ordinamenti:

  •  l’introduzione della prima lingua straniera nel triennio dei licei classici e in altri ordini di scuola che non la prevedono nei propri percorsi formativi.

Non è ulteriormente sopportabile per la società italiana che i nostri allievi siano così fortemente penalizzati rispetto ai propri pari europei.

Il progetto Lingue 2000 garantisce una serie di opportunità per ovviare a tale carenza; i risultati offriranno orientamenti per l’adozione di misure adeguate.

E’ nostra profonda convinzione che la scuola sia in grado di rispondere alle sfide degli anni futuri e che il suo personale sia capace di mettere in campo le risorse professionali appropriate allo scopo.

Con questo spirito ci accingiamo a muovere verso questa nuova avventura culturale e politica per la quale ci siamo avvalsi delle competenze di quanti – docenti, dirigenti scolastici, tecnici e amministrativi, associazioni professionali dei docenti, gli enti culturali di Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna, esperti di settore e mondo accademico – hanno a cuore le sorti del sistema scolastico italiano. Ad essi va il nostro ringraziamento.

Pin It on Pinterest

Share This