Ricevo e pubblico volentieri la riflessione dell’amico Giovanni Trainito     

Luigi Berlinguer

 

Carissimi,

ci avviciniamo sempre più alla data del 4 dicembre fissata per la votazione sul referendum costituzionale. Sono convinto che sia un dovere di tutti i cittadini andare a votare perché si tratta di partecipare ad un evento storico importante per il futuro del Paese. Il voto di ognuno di noi deve essere il frutto di una scelta consapevole  sulla riforma del sistema istituzionale che, nella conferma dell’impianto democratico della carta costituzionale,  ci dovrebbe consentire nel mondo globalizzato di continuare a crescere economicamente e culturalmente, a garantire la fruizione delle libertà e dei diritti civili e a partecipare al consesso mondiale con autorevolezza.

Ho fatto questa breve premessa, che ripete cose già note , non per accademia, ma per escludere certe ricorrenti modalità di scelta appiattite sull’esigenza di bassa politica finalizzata a far cadere il Governo, senza entrare nel merito delle scelte contenute nel testo delle modifiche costituzionali approvate dal Parlamento.

E’ pur vero che sta prevalendo il NO , per il quale sino adesso non ho sentito adeguate e valide motivazioni, con l’assurdità di accomunare partiti , idee e gruppi politici con argomentazioni  totalmente opposte , al punto che i loro rappresentanti, messi intorno ad un tavolo, non riuscirebbero mai a trovare un accordo su una riforma della nostra Carta Costituzionale.  La loro volontà, esplicita o nascosta, è soltanto quella di contrastare il Presidente del Consiglio Matteo Renzi. Nei suoi confronti, invero, non ho grande simpatia sul piano comportamentale specie per quanto riguarda il rapporto con gli altri, ma sento di dover esprimere un certo apprezzamento per alcuni risultati raggiunti o già delineati in prospettiva e per la passione e la volontà che manifesta nella sua azione quotidiana. Certamente nell’attuale  panorama politico non vedo emergere altri personaggi in grado di fronteggiare la grave situazione in cui versa il Paese. In sostanza, non riesco ad immaginare né Grillo, né Salvini, né Berlusconi, né Meloni, né  Cuperlo, né Fassina ,né Bersani o altri … Presidente del Consiglio dei Ministri con il grave compito di guidare il Paese per la soluzione dei problemi sia interni che esterni.

Per informarmi dei diversi aspetti della riforma costituzionale e farmi un’opinione in merito. ho innanzitutto letto il testo della legge approvata dal parlamento e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale (e non quella raccontata dai giornali); ho cercato di seguire il dibattito tra i sostenitori sia delle ragioni del SI che delle ragioni del NO; in un paio di occasioni ho frequentato seminari informativi  con relatori docenti universitari, alcuni per il SI e altri per il NO,e non politici ; ho letto numerosi articoli sui quotidiani nazionali e un volume che raccoglie le due posizioni.

Se dovessi riassumere, in grande sintesi, le due posizioni assunte nel mondo scientifico dovrei dire che da una parte, vi sono i docenti che ritengono pericolose le modifiche apportate alla Costituzione, unitamente alla legge elettorale l’”Italicum”, perché potrebbero generare una democrazia oligarchica (guidata da poche persone): sono quelli del NO; dall’altra, vi sono i docenti che escludono tale pericolo perché siamo sempre in presenza di una democrazia parlamentare (cioè che il potere è negli eletti dal popolo) e ritengono necessarie le modifiche per adeguare la nostra democrazia alle esigenze dei tempi moderni che richiedono decisioni celeri : sono quelli del SI.

In sostanza quelli del NO esprimono un timore eventuale, ma non una certezza anche perché la riforma non modifica i poteri del Governo salvo che nella possibilità di chiedere alla Camera di fissare tempi certi nella discussione di importanti disegni di legge necessari ad attuare il programma di Governo. Cosa diversa sarebbe stato il sistema semi presidenzialistico previsto dalla riforma costituzionale fatta approvare da Berlusconi e poi bocciata dal referendun nel 2006 che prevedeva l’elezione diretta del Presidente del Consiglio e lo scioglimento delle camere da parte dello stesso Presidente.

Alcuni (docenti e politici), inoltre, sostengono che potrebbero modificare il loro NO in SI qualora si apportassero adeguate modifiche alla legge elettorale, specie nella parte in cui prevede il premio di maggioranza e nella parte relativa alle preferenze per i capilista. Su questa richiesta è stata dichiarata disponibilità da parte del Governo, se vi è consenso dalle diverse parti del Parlamento. Di recente una commissione del PD ha elaborato un documento che Cuperlo  rappresentante della sinistra del PD ha dichiarato soddisfacente in quanto accoglie le richieste avanzate. Si propone, infatti, “l’abolizione del ballottaggio, l’abolizione delle preferenze, il voto popolare in collegi sufficientemente ampi con alleanze e quindi apparentamenti omologhi in tutto il Paese”. La discussione e l’eventuale approvazione è rinviata a dopo il referendum.

Come è chiaro dalle mie affermazioni, io voterò SI sulla base di una convinzione personale che non si fonda sull’analisi che sopra ho fatto e che ha soltanto confermato le mie idee , ma principalmente sulla mia esperienza lavorativa nelle istituzioni durata quaranta anni, di cui venti nell’ufficio legislativo del Ministero della pubblica istruzione e undici nel Gabinetto dello stesso Ministero.

Nei venti anni trascorsi nell’Ufficio legislativo ho seguito l’iter parlamentare di tutti i provvedimenti legislativi riguardanti il MPI , che negli anni ’60, comprendeva istruzione, università e antichità e belle arti. Non sto a raccontare quanto fosse estenuante portare ad approvazione una legge che quasi mai si concludeva con un solo esame di ciascun ramo del parlamento. Quasi sempre si rendeva necessario il doppio esame. Un esame in ciascun ramo che richiedeva la formazione di comitati ristretti, ai quali ero ammesso a partecipare in qualità di tecnico, l’approvazione in sede referente della commissione permanente e infine l’approvazione in Aula. Molto spesso la legge andava modificata in maniera sostanziosa con gli emendamenti approvati sia per sopravvenute esigenze sia per il tempo trascorso dall’iniziale presentazione del provvedimento. La cosa più grave era che spesso la spesa lievitava a causa delle modifiche e per esigenze politiche non si provvedeva ad adeguate coperture finanziarie. Le vicende più gravi che ricordo ,ve ne sarebbero tante, sono due: la riforma dell’università alla fine degli anni ’60 durata a lungo e conclusasi con un nulla di fatto e la riforma dell’istruzione secondaria superiore presentata per la prima volta all’inizio degli anni ’70 dall’allora ministro della PI, Scalfaro, poi ripresentata nelle legislazioni successive per ben quattro volte senza riuscire mai a giungere all’approvazione definitiva, a volte anche a causa della fine della legislatura.

Dei dieci anni trascorsi nel Gabinetto del MPI ricordo che ho ricoperto l’incarico di vice capo di Gabinetto dal luglio 1989 al maggio 1996 sotto sei Ministri della P.I. che si sono succeduti  durando in carica ciascuno per non più di un anno. I Ministri sono stati  Sergio Mattarella (luglio’89 –’90), Gerardo Bianco (luglio’90-aprile’91),Riccardo Misasi (aprile ’91- giugno’92), Rosa Russo Jervolino (giugno ’92- maggio’94), Francesco D’Onofrio (maggio’94- gennaio ’95), Giancarlo Lombardi (gennaio ’95- maggio’96). La sola sequenza dei sei ministri che hanno operato in così breve lasso di tempo è una chiara dimostrazione del cattivo funzionamento del Governo in un sistema parlamentare soggetto alle fibrillazioni di deputati e senatori eletti con sistemi elettorali diversi nei due rami del Parlamento. Nel maggio del ’96 sono stato nominato Direttore generale dell’istruzione classica , scientifica e magistrale e  poco dopo, dal Ministro Luigi Berlinguer, Capo di Gabinetto del MPI, incarico ricoperto unitamente a quello di direttore generale. Il Ministro Berlinguer avviò e realizzò una stagione di riforme della scuola centrate sull’autonomia scolastica . Ciò fu possibile non per una specifica disponibilità del Parlamento ad approvare i necessari provvedimenti legislativi ,ma grazie ad una forte delegificazione delle norme da introdurre. Infatti l’art. 21 della legge 15 marzo 1997, n.59 ha attribuito alle scuole autonomia scolastica rinviando la necessaria disciplina ad appositi regolamenti governativi , che abbisognavano soltanto di un parere dal Parlamento.

Altro aspetto importante attiene ai rapporti tra Stato e Regioni, opportunamente modificati dalla Riforma costituzionale in modo da rendere più chiara la distinzione delle competenze di ciascuno di essi.  Anche questa modifica ha interessato il settore dell’istruzione, stante la difficoltà, più volte riscontrata  nell’esercizio delle funzioni di Capo di Gabinetto, di instaurare un rapporto proficuo con le Regioni nella gestione del sistema dell’istruzione, di competenza statale,  e di quello della formazione professionale, di competenza regionale.

 

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