La tragedia del mare, la strage dei disperati è stata tale da essere capace di sfondare il muro dell’indifferenza, politica ed emotiva.

Tant’è che è stato convocato d’urgenza un Consiglio d’Europa sul tema, presenti i Capi di Stato e di Governo dei paesi dell’Unione. Un fatto eccezionale se si considera quanto il governo d’Europa sia poco incline a cambiare la propria agenda. Quello che sta succedendo nel SUD del mondo può a ragione definirsi un fatto epocale. Attenzione, quindi! Ovunque il conflitto tra poveri e agiati, oppressori e oppressi, emerge con forza ricorrente. La storia del colonialismo, segnata in gran parte dalla violenza e dalla repressione, testimonia questa ricorrenza. Il contrasto capitale lavoro, che ha influenzato ideologicamente miliardi di persone negli ultimi due secoli  nell’ottica dello scontro sociale, va riconsiderato alla luce di una società molto cambiata e dal riproporsi del tema NORD/SUD. Persino l’allargarsi delle proteste negli USA per le violenze della polizia contro cittadini di colore rappresenta un altro profilo dello scontro “Nord-Sud”, fra diversità ineguali ed inique, ma non più tollerabili. Ovunque un tale conflitto, pur assumendo contorni diversi, rappresentandone diversi profili, si rivela un processo di fondo dell’equilibrio (o squilibrio) del mondo contemporaneo. Sta sempre più prendendo ancora una volta corpo un fenomeno di ribellione e lotta dei disperati, dei poverissimi, non già come ceto sociale, ma come popolo. Perché il fenomeno delle migrazioni è inarrestabile. Si potranno tamponare alcune situazioni che lo stanno trasformando in un genocidio, con scelte concrete, ma non lo si potrà arrestare in quanto tale.

Se non cambiano le condizioni generali di esistenza di quelle popolazioni, e quindi il loro assetto sociale, in termini non solo economici ma anche sociali e nella loro vita democratica, istituzionale dei loro paesi, non cambierà nulla. Questa gente sta affogando nelle proprie miserie. Per non dire del vile mercimonio umano di cui sono oggetto, che sta oltrepassando ogni limite di civiltà.

Di fronte a questi fenomeni il momento epocale di uno scontro tra l’egoismo di chi ha raggiunto il benessere comune e una democrazia matura e se li vuole tener cari, spaventato da possibili contaminazioni, è un limite evidente. Il  premier inglese Cameron promette più Navi, ma non vuole immigrati sul proprio territorio. Quanto può reggere ancora questa posizione? Si potrà risolvere in tal modo un problema di tali dimensioni?

Quanto deciso al vertice di Bruxelles è un fatto importante, epocale appunto. Ma ha ragione Martin Schulz l’Europa può e deve fare di più, molto di più.

La tragedia del mare, la strage dei disperati è stata tale da essere capace di sfondare il muro dell’indifferenza, non solo politica ma emotiva.

Tant’è che è stato convocato un Consiglio d’Europa d’urgenza sul tema, presenti i Capi di Stato e di Governo dei paesi dell’Unione. Un fatto eccezionale se si considera quanto il governo d’Europa sia poco incline a cambiare la propria agenda. Quello che è successo può, dunque, a ragione definirsi un fatto epocale.

Nel mondo il conflitto tra poveri e agiati, oppressori e oppressi, è costante, ricorrente. La storia del colonialismo, segnata in gran parte dalla violenza e dalla repressione, testimonia questa ricorrenza. Ma il contrasto capitale lavoro, che ha influenzato miliardi di persone negli ultimi due secoli, segna ancora questa società ma va riconsiderato alla luce di una società molto cambiata.

Oggi io credo che abbia finalmente preso corpo un fenomeno di ribellione e lotta dei disperati, dei poverissimi, non già come ceto sociale, ma come popolo. Perché il fenomeno della migrazione è inarrestabile. Si potranno tamponare alcune situazioni che lo stanno trasformando in un genocidio, con scelte concrete, ma non lo si potrà arrestare.

Se non cambiano le condizioni generali di esistenza di quelle popolazioni, non solo economiche ma anche sociali e nella loro vita democratica, non cambierà nulla.

Questa gente sta affogando nelle loro miserie. Per non dire di quel vile mercimonio umano di cui sono oggetto, che sta oltrepassando ogni limite di civiltà.

Di fronte a questi fenomeni il momento epocale di uno scontro tra l’egoismo di chi ha raggiunto il benessere, una democrazia matura e se la vuole tener cara, spaventato da possibili contaminazioni è un limite evidente. Il  premier inglese Cameron promette più Navi, ma non vuole immigrati sul proprio territorio. Ma quanto può reggere ancora questa posizione?
Quanto deciso al vertice di Bruxelles è un fatto importante, epocale appunto. Ma ha ragione il mio amico Martin Schulz l’Europa può e deve fare di più.

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