L’epilogo della vicenda delle acciaierie di Terni, la AST, è un ottimo epilogo: ripresa della produzione, esuberi contenuti su uscita volontaria e con scivolo economico. Per come era apparsa all’inizio un indubbio successo.

La reazione in Italia dei sindacati, tutta l’azione che ne è conseguita insieme al giusto appoggio ottenuto dalla popolazione, ha mirato giusto ottenendo un evidente risultato. Ma questo non è attribuile solo all’azione dei sindacati, nello specifico dei metalmeccanici. Lo si deve anche all’azione, energica e ben calibrata, di governo che si è fatta carico di un’iniziativa politica accanto a quella sindacale.

E’ la dimostrazione di come una azione singolarmente rivendicativa non può fare a meno di cercare una saldatura con il governo perché è la convergenza dei due fattori a produrre il risultato. E non è il primo caso che questo governo ha contribuito a sanare aiutando a cercare soluzioni che hanno soddisfatto le parti: ricordo il caso della Electrolux ma anche dell’Alitalia. Certo restano aperte ancora molte dolorose vicende, e se la saldatura tra sindacati e governo continua ad esserci, allora c’è da essere ottimisti.

Tutto ciò però va letto anche in relazione allo sciopero generale indetto per il 12 dicembre e l’opposizione dei sindacati alla riforma del mercato del lavoro, lo jobs act come viene chiamato. Un’opposizione che permane anche dopo le modifiche apportate dal presidente della commissione lavoro della Camera, Cesare Damiano e da altri esponenti del Partito Democratico. Modifiche che hanno convinto anche loro a votarlo, tanto è che oggi è legge.

E tuttavia appare indispensabile che si arrivi alla composizione dei fronti politico e sindacale, perché è solo nella convergenza delle forze che spingono per un cambiamento assai profondo, l’uscita del nostro paese dalla grave crisi odierna e dall’immobilità dell’ultimo decennio.