“RIFAREI la stessa riforma ma auspicherei che l’Europa dettasse delle linee-guida generali a cui attenersi “. Luigi Berlinguer, padre del “3+2” difende la sua creatura, quella che nel 2000 rivoluzionò il sistema accademico italiano. Ma suggerisce anche come migliorarla.

Professore, stando ai dati, la sua riforma sembra proprio un flop.
“Non direi. Se non è corretto confrontare i laureati triennali di oggi con quelli quadriennali del vecchio ordinamento, non mi sembra neppure giusto non considerarli neppure nel computo. Diciamo che oggi il nostro paese può contare su un patrimonio di laureati decisamente superiore rispetto a qualche anno fa”.

Ma l’Italia continua a stare indietro rispetto ai partner europei.
“È vero ma questo dipende dal fatto che le famiglie, per ragioni economiche, preferiscono indirizzare i figli verso il lavoro”.

Come si sarebbe potuto interpretare meglio la riforma per renderla più efficiente?
“Credo che l’università abbia investito poco in termini di didattica, troppo sacrificata anche oggi”.

Per questo ancora oggi la laurea magistrale arriva dopo i 27 anni?
“Non tutti gli studenti possono dedicarsi a tempo pieno allo studio, ci sono quelli che lavorano (part-time) e vanno fuoricorso. All’estero sarebbe un’idea incomprensibile. Occorrerebbe governare il fenomeno e organizzare al meglio la didattica, dello studio e dell’insegnamento. Accompagnare i fuoricorso supportandoli e non reprimendoli”.

Cosa fare per correggere la rotta?
“La politica dovrebbe definire i profili professionali dei laureati triennali per chiarire cosa possono fare”.

Fonte repubblica.it