Dal sito Yamaha Music Club

di Roberta Ferrari

Qualche mese fa, in occasione dell’inaugurazione del laboratorio di tecnologie musicali allestito da Yamaha all’interno dell’istituto Fermi di Roma, ho avuto il piacere di ascoltare l’intervento appassionato e coinvolgente del Prof. Luigi Berlinguer sull’importanza dell’educazione musicale per tutti. In quell’occasione non ho potuto fare a meno di constatare come gli argomenti esposti con tanta forza ed entusiasmo dal Prof. Berlinguer fossero convergenti con la nostra mission aziendale: contribuire all’arricchimento della vita delle persone tramite il suono e la musica, diffondendo e popolarizzando l’educazione musicale. Questo è il motivo per cui ho voluto conoscerlo personalmente. Quello che leggerete è il riassunto di una bellissima ed indimenticabile chiacchierata fatta tra me e lui.

Da dove è nato il suo desiderio di portare la musica pratica nelle scuole? Perché la musica e non il ballo, per esempio?
Partiamo da un piccolo fatto biografico. Da ragazzino, per volontà della mia famiglia (non per volontà della scuola) ho iniziato a studiare pianoforte: andavo il pomeriggio, due volte la settimana, a lezione presso una scuola di musica privata della mia città. In seguito, mentre ero al liceo ho interrotto per concentrarmi sullo studio scolastico, poi su quello universitario e su tutte le varie attività che ho intrapreso nella vita. Adesso mi è tornata la voglia di riprovare: voglio capire se sono ancora in grado di suonare. Da un paio di mesi, alla tenera età di 85 anni, ci sto riprovando e se fallirò…continuerò lo stesso! Questo è il dato biografico, per quello che conta, ma quell’esperienza, fatta da ragazzino, mi ha fatto capire che l’esercizio dell’attività musicale ha in se’ un enorme valore “RICREATIVO”, cioè “ri-crea” la persona. Io l’ho vissuto separatamente dagli studi scolastici! Fin da allora, però, ho avuto la sensazione, tramutatasi poi in consapevolezza, che quel tipo di studio fosse certo severo, perché la musica non si impara solo giocando, è un esercizio impegnativo. Allo stesso tempo, però, ho avuto modo di scoprire come la grande forza rigenerativa dell’esecuzione di un brano musicale, anche il più semplice, non trovasse altrettanta corrispondenza nel successo degli studi scolastici, che pure io ho praticato raggiungendo in genere buoni voti. Mi applicavo nello studio, studiavo effettivamente. Non so dire se fosse un piacere, sicuramente lo facevo perché bisognava farlo; poi però ero contento di scoprire che attraverso le conoscenze e la cultura si aprivano costantemente nuove curiosità e nuove soddisfazioni. Ma quando suonavo… era un’altra cosa.

Perché era un’altra cosa?
Perché quello che rappresenta per l’essere umano il rigore logico, la conoscenza e l’apprendimento di nuovi saperi ha sicuramente un fascino; ma quello rappresentato dalla pratica artistica vale di più. Senza dover diventare Benedetti Michelangeli, essa coinvolge non soltanto la mente, ma inerisce ad una sfera del cervello che è quella delle emozioni e della sensibilità.

Lei sostiene da sempre l’importanza di portare il “bello” nelle scuole. Ci parli un po’ di questo:
Credo che l’essere umano abbia una naturale, insopprimibile propensione al bello. Un’esperienza artistica produce una reazione in ogni essere umano che non ha paragoni in altri campi. Non si può, non si deve rinunciare a questa meraviglia. Non si può! Mi sono accorto di questo, e allora mi sono detto: se vogliamo formare esseri umani acculturati, arricchiti nella mente, nello spirito e nella sensibilità, sul fronte logico, ma togliamo loro la possibilità di percorrere la strada dell’esperienza artistica, noi mutiliamo questi esseri umani, li priviamo di una parte di loro stessi. Questo l’autorità dello Stato non se lo può permettere. Meriterebbero una condanna coloro che hanno voluto privare tutti i nostri bambini ed i nostri ragazzi di questa componente essenziale della loro crescita e formazione. Alcuni l’hanno voluto fare perché stupidi. Per questo è difficile punirli perché lo stupido…come si fa a punirlo! Bisognerebbe cacciarlo e basta. Altri lo hanno fatto perché reazionari, perché non gradivano che tutti potessero accedere ai più alti gradi di istruzione, visto che non ci si arriva se non si utilizza anche la componente della stimolazione artistica. Allora mi sono detto: “Una scuola così è una scuola dimidiata, cerchiamo di cambiarla subito”.
Lei può immaginare la mia gioia ora che abbiamo ottenuto due atti legislativi importantissimi, per la prima volta iscritti nell’ordinamento italiano, in cui si dice: “NON BASTA IMPARARE L’ITALIANO, LA MATEMATICA, LA STORIA, LA LETTERATURA, BISOGNA ANCHE PRATICARE UNA QUALCHE ATTIVITÀ ARTISTICA, CON UNA PICCOLA ACCENTUAZIONE DELLA MUSICA”.

Mi aiuti a sfatare qualche luogo comune. Alcuni sostengono che la musica sia destinata a pochi eletti che nascono già dotati di un talento naturale. Qual è la sua opinione?
Posso dire che sto affrontando una battaglia affinché TUTTI pratichino la musica a scuola. Per tutti intendo TUTTI. Non saprei dirlo diversamente. Potrei dire everybody, potrei dire tout le monde, todos, e se vuole studierò anche qualche altra lingua per dirlo in tutte le lingue; ma tutti non vuol dire solo una parte! Perché tutti gli esseri umani sono aperti alla musica: non intendo con questo i musicisti, professionisti. Intendo persone che suonino.

E in merito alla musica insegnata nelle scuole unicamente attraverso l’ascolto?
L’ascolto è necessario, è cultura, serve. Ma non basta, ci vuole anche la pratica musicale. A questo punto abbiamo due scelte: lo strumento “principe” sono le corde vocali. E questo ce le abbiamo tutti, guai a trascurare questo piccolo particolare. L’uomo, però, partendo dall’esplorazione del mondo circostante, dei rumori e dei suoni della natura, è andato oltre la sua voce: ha da sempre inventato strumenti musicali che hanno una loro bellezza, sia nel campo della melodia che in quello dell’armonia. Inoltre l’uomo ha creato un corpus di regole straordinario, matematico, complesso, difficilissimo. È una scrittura che sembra un insieme di geroglifici e che soltanto a vederla mette paura. Eppure dietro a quelle crome e semicrome c’è il “sonoro”, straordinario. Ma allora, se così è, questo deve essere anche a scuola uno studio alla portata di tutti.

Mi aiuti a sfatare anche questo: alcuni “scoraggiano” letteralmente i ragazzi che suonano uno strumento, sostenendo che questo li distragga dall’impegno dello studio. Che ne pensa?
Bestemmia! E’ difficile dire diversamente, io non uso improperi nell’interlocuzione normale, ma quando si bestemmia…bisogna dirlo! “Distrae”, ma siamo matti? La musica richiede ed aiuta a sviluppare una concentrazione pazzesca. Io sfido chiunque consideri un esercizio di matematica, oppure lo sforzo necessario per esprimersi nella propria lingua, o per capire una poesia, sostenendo che questo sia il vero impegno intellettuale, a dimostrarvi che studiare musica sia una cosa leggera. Si rifletta sulla fatica e l’impegno richiesti per leggere con due occhi che diventano uno solo, e suonare con due mani che “diventano una sola”, note in chiave di violino e contemporaneamente note in chiave di basso. E’ quasi una mostruosità’ cerebrale. All’inizio si fatica come bestie! Non mi si dica che è facile! Solo che quando, dopo un po’ quello spartito lo si “suonicchia”, si rischia di essere molto più contenti di quando si risolve un’equazione di secondo grado, che pure è una cosa straordinaria. Perché entrano in quella forma artistica altre corde dell’essere umano che non sono soltanto la severità logica. Sono un’altra forma di severità. Chi ce lo dà un patrimonio di questa natura, CHI CE LO DA?? E allora, per questo, mi sono detto: bisogna che nella scuola si consideri che l’essere umano è in grado di provare emozioni. Perché questi intelligentoni della pedagogia del passato si erano messi in mente che l’essere umano le emozioni le dovesse soffocare. Prima si pensava che fosse il cuore a produrle e soffocare il cuore è rischioso perché, se cessa di battere, succede un disastro. Ora invece sappiamo qualcosa in più sulle emozioni. Gli scienziati sono stati bravi a dimostrare che le emozioni risiedono in una parte specifica del nostro cervello che interloquisce con un’altra, quella della logica, me lo lasci dire così. Ma quando lavorano insieme si spostano le montagne! SI SPOSTANO LE MONTAGNE.
Ad ogni buon conto: in Parlamento il Governo ha dovuto dire (importantissimo, scritto in due corpi normativi ): “Bisogna che a scuola tutti imparino a suonare o a cantare”. C’è scritto proprio così !

Sono anni che noi sollecitiamo centinaia di scuole ad iniziare un’attività di questo tipo, quando ancora la legge non lo prescriveva come un obbligo. E con mio grande piacere, poco alla volta, l’ambiente scolastico si sta ora arricchendo di suoni.
La scuola adesso è piena di iniziative progettuali, che anche la vostra azienda propone su tutto il territorio italiano. Il salto che ci troviamo a fare oggi è che, dal momento che una legge dello stato dice che è obbligatorio, cominciando già dalla scuola dell’infanzia, proseguendo con la scuola primaria, fino ad arrivare ai licei, lo studio della musica pratica diventa una prescrizione normativa. E’ scritto nella legge, che si conclude dicendo: “Questa è norma, tutti sono tenuti ad applicarla”. E allora, se non verrà applicata, noi troveremo i responsabili, perché la legge dà loro un compito, e devono portarlo a termine. Altrimenti, è come se decidessero che in quella determinata scuola non si insegni la matematica o altre materie. Chi non lo vorrà fare dovrà rispondere davanti alla legge. Ma sono sicuro che non sarà questa la strada da perseguire, non ce ne sarà bisogno.

Piuttosto ci troviamo di fronte ad una serie di stimolanti sfide: la prima sarà quella di creare le condizioni materiali. Bisogna per esempio che le scuole abbiano gli strumenti musicali necessari e aule in cui si possa fare musica. Ma il compito principale, essendosi aperto un nuovo corso di studi, è quello di trovare le persone in grado di promuovere questa attività artistica e che la sappiano insegnare ad un bambino di 4 anni o a uno studente di 15, con tutte le sfumature che ci sono nel mezzo, considerando che ci si trova in un contesto scolastico. Nello Stato italiano c’è già un certo numero di insegnanti stabilizzati dagli ultimi provvedimenti che hanno un diploma di Conservatorio. È qualcosa, però non bastano. Bisogna fare un programma, avendo la pazienza di iniziare da ciò che c’è e via via far crescere sempre più questo patrimonio professionale e umano, preparandolo tecnicamente e culturalmente per questo importante compito. E monitorare costantemente la situazione, i risultati.

Non bisogna considerare questo apprendimento come quello che si realizza nelle istituzioni preposte a formare i musicisti professionisti. Non è la stessa cosa. Bisogna che le scuole e gli insegnanti siano consapevoli che stanno facendo un’altra attività, veramente diversa. Nella scuola non si deve lavorare perché diventino tutti musicisti, perché sarebbe come dire che tutti gli studenti italiani devono diventare tutti linguisti, matematici. Questo non si è ancora capito, adesso, perché tutti credono che noi ci stiamo battendo per allargare la schiera dei futuri musicisti. No. Noi dobbiamo fare in modo che tutti siano dei “dilettanti” della musica. O meglio degli “Amateurs”, perché dilettante non traduce bene il termine “amateur”, ovvero chi ha una propensione, un gusto nel fare qualcosa, senza che questo diventi necessariamente la sua professione.

E allora, si parte! Questo è il compito più bello che ci sia mai stato assegnato!

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