Don Lorenzo Milani è stata una straordinaria figura di educatore, e insieme il collegamento con un’altra grande testimonianza culturale ed educativa, quella di Tullio De Mauro. Per questo ho apprezzato il merito e la coraggiosa novità della iniziativa, che ha consentito di ricordare, con una bella cerimonia, la figura di Don Milani, grazie al Ministro dell’Istruzione Valeria Fedeli.
Una bella iniziativa nella quale sono stati letti e commentati alcuni testi del priore di Barbiana a cura di Luciano Fontana, direttore del ‘Corriere della Sera’, di Maurizio Molinari direttore de ‘La Stampa’, di Marco Tarquinio, direttore di “Avvenire”. Sono intervenuti, tra gli altri, Adele Corradi, la professoressa che aiutava Don Milani a Barbiana, Renata Colorni, direttrice dei ‘Meridiani’, e Paolo Landi, ex allievo di Don Milani e, ovviamente, il ministro Fedeli.
Ne è emerso un quadro culturalmente molto rilevante, attraverso sia le relazioni che le testimonianze degli allievi – allora giovanissimi – dello stesso priore di Barbiana.
L’ottica è stata da un lato quella della scuola per tutti (questo era il titolo dell’iniziativa), e dall’altro il valore profondo che questa rappresenta per la società italiana. Perché la scuola per tutti è una vera rivoluzione del vecchio equilibrio sociale.
Così è emersa la figura dell’eretico don Milani, tenuto fuori dalla cultura educativa a lui contemporanea, specie da una parte del corpo insegnante che non lo ha mai digerito del tutto, come pure da una parte della Chiesa, che gli ha fatto addirittura un processo durato anche qualche mese dopo la morte.
Una grande figura, ai suoi tempi eretica, anche a causa della grande battaglia di equità sociale sui temi dell’educazione, di difesa dei poveri, contro l’esclusione dall’attività educativa, contro la dispersione scolastica. È così che, anche attraverso le testimonianze, storicamente precise, che hanno fornito le informazioni corrette e necessarie per la ricostruzione della grande figura di don Lorenzo Milani, è emersa una sorta di manifesto per l’equità educativa, che opportunamente, grazie all’intelligenza del Ministro dell’Istruzione, ha recuperato e rilanciato l’obiettivo della scuola per TUTTI in tutta la sua pregnanza.
Bisogna rendersi pienamente conto che la tematica della Scuola per Tutti – oggi consolidata in alcuni paesi europei molto avanzati, accolta anche in Italia – sia pure con una minore convinzione – è diventato un grande obiettivo politico, proprio perché costituisce il più importante e più profondo cambiamento sociale nel nostro Paese del secondo Novecento. Essa ha provocato un profondo scossone nella società elevando la cultura per milioni e milioni di giovani. L’Italia ha iniziato a intraprendere questa strada, raggiungendo un traguardo di una qualche importanza: il 75% della leva d’età, cioè dei ragazzi nati nello stesso anno, prende un diploma di scuola secondaria superiore. È una cifra consistente: tre quarti dei giovani italiani raggiungono un diploma. L’Italia è per questo molto migliore che 20, 30 anni fa: è più evoluta e più istruita – diciamo così. Naturalmente questo non significa che abbiamo raggiunto l’optimum, prima di tutto perché altri Paesi più evoluti in Europa invece del 75% raggiungono il 95% dei diplomati; e quindi la scolarizzazione di tutti è quasi realizzata, mentre da noi essa è ancora in parte un obiettivo, e una parte ne è esclusa.
È vero dunque che l’Italia è assai migliore di prima; è però anche vero che non è la migliore in Europa, anzi è indietro. Resta comunque il fatto che bisogna essere consapevoli che siamo di fronte, per quanto incompleta, ad una vera rivoluzione sociale, cha sta cambiando i rapporti tra gli esseri umani, che sta creando condizioni di acculturazione di massa interessanti, ieri inedite. Insufficienti, non c’è dubbio – ma interessanti.
Un fenomeno di questo tipo introduce così un cambiamento anche nei rapporti tra le persone, nei rapporti culturali e sociali, negli equilibri della società. Ragion per cui, appunto, bisogna risolutamente marciare verso il raggiungimento completo dell’obiettivo finale della scolarizzazione totale, di Tutti. Consapevoli che emerge anche, contemporaneamente, che un fenomeno del genere spinge a che cambi la scuola, ne provoca un cambiamento globale: la scuola che ieri diplomava il 20-30% della leva d’età e oggi ne diploma il 75% e domani arrivi alla quasi totale copertura della popolazione.
Dovrà inevitabilmente mutare qualcosa nel profondo. Emerge un’altra scuola, spinta dal bisogno di un’altra scuola, e cioè di un altro tipo di insegnamento, di un’altra collocazione dell’apprendimento, di una diversa maturazione culturale dei ragazzi. Bisogna dire che questo aspetto è emerso meno nella discussione; ma è necessario affrontarlo, da subito. Una maturità nuova della società italiana che regga il confronto con la modernità, la cui chiave di lettura essenziale è l’acculturazione di tutti, è un aumento della cultura generale rispetto al passato.
Credo che la battaglia socialmente molto dura, molto netta, molto precisa, di un cambiamento dell’istruzione come la auspicava don Milani sia una delle direttive, sia uno degli indirizzi da tenere presenti proprio anche all’insegna del grande obiettivo della scolarizzazione totale che abbiamo di fronte.