Dovendosi ancora celebrare il ballottaggio cautela impone che non si esulti per il risultato. Ma non ci si può nascondere il legittimarsi la speranza di una sconfitta della candidata Marie Le Pen, dell’antieuropeismo, dell’egoismo nazionale e di tutto ciò che c’è di retrivo, aimè, in una forza di destra.

È però auspicabile che il risultato elettorale del primo turno francese, oltre ad aprire la speranza per una possibile convergenza dell’elettorato antilepenista su Macron e cioè su una forza moderatamente di centrosinistra, comunque alternativa alla destra, che autorizzi la previsione di uno straordinario contributo della Francia agli interessi progressisti di tutti gli stati europei, si accompagni ad una scossa salutare per la stessa Unione Europea, perché l’Europa non può di questi tempi segnare il passo.

È infatti necessaria una vigorosa azione che collochi l’Unione Europea nel novero delle forze che vogliono affrontare e risolvere i tragici e straordinari problemi di quest’epoca, prima di tutto il corretto rapporto nord e sud, il divario tra ricchi e poveri, e che puntano comunque ad un esito progressista della mondializzazione.

Noi viviamo in Italia questa passaggio elettorale francese celebrando contemporaneamente una data esaltante della nostra storia, il 25 aprile. L’uscita dalla barbarie fascista, ma soprattutto l’ambizione di collocare questo paese nella cerchia delle grandi nazioni europee e mondiali.

La celebrazione di quella data è prima di tutto un’energica affermazione di democrazia. È la rivendicazione di un Italia che vuole collocarsi tra i paesi civili di questo pianeta, tra quelli che guardano in avanti e che vogliono sconfiggere tutte le resistenze e i corporativismi che frenano lo sviluppo e la modernizzazione di questo paese.

In altri termini l’Italia celebra la vera essenza della sua europeizzazione.

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