Le proposte di «Treellle»: più mobilità ai professori e un miliardo e mezzo in cinque anni. Servono anche le Scuole universitarie professionali

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E del resto il tema è proprio questo: che cosa manca all’Università italiana per dirsi europea? Non solo i fondi, che oggi sono all’1 per cento del Pil contro l’1,4. Ma la media europea di laureati che abbiano meno di 35 anni è ormai sopra il 40 per cento mentre in Italia non arriva al 25 per cento. Ma l’Università non è europea neppure dal lato dei professori visto che – se si esclude la ricerca con le prestigiose borse Erc per le quali tra l’altro l’Italia spende 9 miliardi a fronte di 6 che tornano in termini di finanziamenti di programmi italiani – uno spazio europeo dell’istruzione superiore non esiste. Da qui la proposta che nei trattati passi da competenza esclusiva nazionale a competenza condivisa e concorrente. Un passaggio non solo formale ma che permetterebbe in prospettiva la circolazione dei professori, una specie di Erasmus anche per loro, con scambi strutturati tra università europee.

Dal lato degli studenti e dei rettori

«Treellle» ha ragionato anche sugli studenti. Spiega Oliva: «Bisognerebbe ridare autonomia agli Atenei sulle “tasse” universitarie. Ci vogliono regole comuni e esenzione fino ad una certa soglia e poi per chi può il contributo potrebbe alzarsi a seconda dell’offerta dell’Ateneo». Via le competenze sull’erogazione delle borse di studio alle Regioni che non riescono in gran parte a svolgere il proprio lavoro: bisogna che siano statali – spiega Oliva – in modo che si possa distribuire i fondi in modo equo, certo vanno anche aumentati i fondi. E servono molte più residenze che favorirebbero la mobilità e le immatricolazioni che da qualche anno hanno preso a scendere in modo continuo.Per quanto riguarda i rettori il sogno di «Treellle» è una nuova modalità di scelta: «Dovrebbe essere, come avviene del resto in altre realtà, un search committee di chiara fama scientifica nominato dal consiglio di amministrazione a proporere una rosa di tre candidati tra i quali verrà eletto il rettore. Che dovrebbe poter avere una maggiore flessibilità nell’incentivare assunzioni dall’esterno e nel gestire la contabilità con maggiore autonomia amministrativa, come un Ente autonomo. Infine l’appello alla ministra Valeria Fedeli che sarà in sala ad ascoltare insieme all’ex ministra Mariastella Gelmini, perché partano le lauree professionalizzanti. Anzi addirittura le «Scuole universitarie professionali», che preparino per le lauree brevissime e pratiche, con gran parte del percorso in azienda: «Si potrebbe dare origine a Scuole universitarie professionalizzanti con corsi a numero programmato e la metà dei docenti che provengono dal mondo del lavoro».